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Descrizione
Grazie a tutti per essere tornati qui a commemorare con noi le vittime del Covid 19 nella giornata nazionale a loro dedicata. Saluto per primi famiglie e amici dei nostri cari scomparsi.
Il passato deve essere il nostro più grande maestro e guardando a lui abbiamo il dovere di ricordare e abbiamo il dovere di crescere, imparando specialmente dalle situazioni che più ci hanno messo alla prova.
È dura per tutti tornare con la memoria a quei mesi: ai discorsi al Paese dell’allora Presidente del Consiglio Conte, alle piazze vuote, al suono delle sirene in costante sottofondo. Se chiudiamo gli occhi credo possiamo sentire ancora quella paura, quel senso di insicurezza per i giorni che sarebbero venuti. Se chiudiamo gli occhi possiamo vedere i volti delle tante, troppe persone che abbiamo perso in quei mesi terribili. Per questo abbiamo rinnovato questo momento di ricordo: ogni vostro caro ha lasciato un vuoto non solo nella vostra famiglia, ma nella nostra comunità. Il covid, nel dramma che portava con sé, aveva avuto un risvolto positivo: rinsaldare il nostro senso di unità e di solidarietà e non dobbiamo dimenticare questo insegnamento. Siamo stati lontani, ma uniti come non mai, una minaccia così grande che ci ha impedito di abbracciarci, ci ha di fatto paradossalmente dato una grande lezione sul senso di solidarietà e supporto agli altri.
Ma vorrei ci ponessimo una domanda, che risvegli in qualche modo la nostra coscienza collettiva: perchè aspettare una tragedia, un’emergenza per ricordarci del buono che c’è in noi? Perché lasciarsi sopraffare dall’egoismo e da sentimenti negativi fino a quando la paura o lo sdegno non ci uniscono? Perchè non riusciamo a sviluppare una capacità di supporto costante, la capacità di partecipare, di renderci utili ed essere protagonisti positivi della vita della comunità senza una minaccia che ci spinga a farlo? Io credo, anzi sono certo, che i nostri cari che ci hanno lasciato a causa della pandemia sarebbero fieri di noi se vedessero quel cambiamento nel nostro approccio quotidiano, sono certo che medici e infermieri che hanno lavorato ininterrottamente per giorni si sentirebbero ripagati delle loro fatiche; come lo sarebbero le forze dell'ordine, la protezione civile e le associazioni,in prima fila durante l’emergenza. Credo lo dobbiamo a loro, ma lo dobbiamo a tutti noi che, in modi diversi, ma comunque intensi, abbiamo attraversato quei giorni bui.
Dicevamo “ne usciremo migliori”, ma a guardarci intorno oggi, non abbiamo certo questa sensazione: non abbiamo imparato. Continuiamo a non dare abbastanza fondi e supporto alla sanità e alla ricerca, ad esempio, perseveriamo rincorrendo politiche poco lungimiranti che non proteggano le fasce più deboli, mettiamo in discussione addirittura la pace. Dobbiamo proteggerci o il passato salirà in cattedra e se ci troverà impreparati tornerà nella sua veste più grigia: già, perchè i ricorsi storici vanno gestiti, per le generazioni che verranno dobbiamo trovare una strada che ci metta al sicuro.
Troppe volte vedo uno spirito distruttivo pervadere le strade di questo paese, troppe volte le critiche fine a sé stesse sovrastano quelle costruttive. Se è vero come è vero che chiudendo gli occhi possiamo tornare a quei mesi e trovare uno spunto positivo, se è vero che vogliamo rendere omaggio ai nostri cari scomparsi per il coronavirus, diventiamo davvero una grande famiglia consapevole dei propri valori, del proprio valore e capace di proteggersi e di farlo sempre.
Grazie a tutti





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Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2025, 12:03